Sintesi legislativa sulle Armi

 
LE ARMI COMUNI DA SPARO
Le armi comuni da sparo sono elencate all’art. 2 della L. n. 110/1975 (come da ultimo modificato dal D.Lgs. n. 121/2013).
Ai sensi dell’art. 10, comma 6, L. n. 110/1975, il privato cittadino può detenere le seguenti armi comuni:
- tre armi comuni da sparo;
- sei armi classificate per uso sportivo;
- otto armi tra antiche, artistiche, rare o d’importanza storica (art. 8, comma, 1, D.M. 14 aprile 1982);
- un numero illimitato di fucili da caccia (art. 37, comma 2, L. n. 157/1992);
- un numero illimitato di parti essenziali d’arma (art. 38, comma 1, TULPS).
 
 
LE CARATTERISTICHE DELLE ARMI COMUNI DA SPARO
Ogni modello di arma comune da sparo prodotta, introdotta o commercializzata in Italia a partire dal 1 gennaio 2012 deve obbligatoriamente essere oggetto di classificazione da parte del Banco Nazionale di Prova, il quale ente ha il compito di verificare, per ognuna delle suddette armi, la qualità di arma comune da sparo - compresa la eventuale qualifica di arma sportiva ai sensi della vigente normativa - e la corrispondenza ad una delle categorie europee di cui all’All. I della Direttiva CEE 477/1991 (come previsto dall’art. 23, comma 12sexiesdecies, D.L. n. 95/2012 convertito nella L. n. 135/2012). L’elenco delle armi classificate dal Banco Naizonle di Prova è consultabile sul sito  https://www.bancoprova.it/index.php/it/classificazione-armi/armi-classificate.html.
Tutti i modelli di armi prodotte o introdotte in Italia tra il 1 ottobre 1979 ed il 31 dicembre 2011, ad eccezione delle armi da caccia ad anima liscia e di quelle ad avancarica, prima di essere immessi sul mercato erano sottoposti ad un controllo preventivo da parte del Ministero dell’Interno per mezzo della Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi (art. 6 L. n. 110/1975; tale Commissione è stata soppressa dall’art. 12, comma 20, del D.L. n. 95/2012 convertito nella L. n. 135/2012); se tale verifica aveva esito positivo, il modello di arma veniva riconosciuto con specifico Decreto ministeriale (che veniva pubblicato in Gazzetta Ufficiale), gli veniva attribuito un numero di catalogazione e veniva iscritto nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo (come previsto dall’art. 7 L. n. 110/1975, poi abrogato dall’art. 14, comma 7, della L. n. 183/2011 a decorrere dal 1 gennaio 2012); il Catalogo delle armi comuni da sparo è consultabile sul sito https://www.space.interno.it.
Le armi comuni da sparo recano dei segni distintivi (cosiddetti marchi o punzoni) che consentono di identificarle. Tali segni identificativi sono elencati all’art. 11 della L. n. 110/1975 (come modificato dal D.Lgs. n. 204/2010, ma vedasi altresì quanto disposto già dall’art. 8, comma 1, lett. a) – Convenzione - Protocollo addizionale contro la fabbricazione ed il traffico illecito di armi da fuoco, della L. n. 146/2006)  e sono:
- il marchio o la sigla che individua il produttore oppure l’assemblatore,
- il numero di matricola (solitamente costituito da un codice numerico o alfanumerico), che non è obbligatorio per le armi prodotte prima del 1920; il numero di matricola deve essere obbligatoriamente presente sempre anche sulle canne intercambiabili,  
- il paese in cui è stata prodotta l’arma e l’anno di fabbricazione,
- il calibro almeno sulla canna,
- qualora si tratti di arma prodotta oppure importata oppure introdotta in Italia durante la vigenza del Catalogo nazionale delle armi comuni da spato (tra il 1 ottobre 1979 ed il 31 dicembre 2011) e per la quale era previsto l’obbligo della catalogazione, anche il numero di iscrizione nel Catalogo,
- i punzoni del Banco Nazionale di Prova italiano o di un Paese straniero il cui banco sia riconosciuto ai sensi della cd. normativa CIP (i punzoni del Banco sono tre: il punzone identificativo del Banco che ha eseguito le prove, il punzone indicante il tipo di prova effettuata sull’arma e l’anno della prova; inoltre, potrebbe esservi impresso anche un quarto punzone, il cosiddetto punzone del giglio, che indica che quell’arma è stata altresì sottoposta alle prove con i pallini d’acciaio).
È vietato effettuare interventi tecnici sull’arma che abbiano come effetto di alterare la meccanica in modo da aumentarne la potenzialità d’offesa oppure che interessino le dimensioni dell’arma ed abbiano come effetto di facilitarne il porto, l’uso o l’occultamento (art. 3 L. n. 110/1975). Quindi è vietato, ad esempio, aumentare il calibro dell’arma oppure aumentare la capacità del caricatore o montare su di essa un calcio pieghevole oppure accorciare la canna di un’arma posta a catalogo o, ancora, accorciare in maniera considerevole la canna di un’arma non posta a catalogo rendendo la medesima occultabile.
Non sono vietati quegli interventi che non incidono sulla meccanica o non aumentano la potenza e/o l’occultabilità dell’arma.
 
 
LE ARMI DA CACCIA
Ai sensi dell’art. 13 della L. n. 157/1992 (come modificato dal D.L. n. 91/2014 convertito nella L. n. 116/2014 e dal D.L. n. 7/2015 convertito nella L. n. 43/2015) e dell’art. 6, comma 6, D.Lgs. n. 204/2010 (vedasi anche la Circolare del Ministero dell’Interno nr. 559/C-50.065-E-97 del 6 maggio 1997 e il D.M. 21 aprile 1980, All. A), sono da considerarsi armi da caccia le seguenti:
- fucile con una o due canne ad anima liscia a caricamento successivo e singolo di calibro non superiore al 12, con canna non inferiore a 45 cm;
- fucile a ripetizione semplice o a ripetizione semiautomatica ad anima liscia, con caricatore contenente non più di due cartucce, di calibro non superiore al 12, con canna non inferiore a 45 cm;
- fucile o carabina con una o due canne ad anima rigata a caricamento successivo e singolo in calibro 5,6 millimetri con bossolo a vuoto di altezza uguale o superiore a millimetri 40 oppure in calibro superiore a 5,6 millimetri con bossolo a vuoto che può essere di altezza anche inferiore a millimetri 40;
  - fucile o carabina con canna ad anima rigata a ripetizione semplice o a ripetizione semiautomatica in calibro 5,6 millimetri con bossolo a vuoto di altezza uguale o superiore a millimetri 40 oppure in calibro superiore a 5,6 millimetri con bossolo a vuoto che può essere di altezza anche inferiore a millimetri 40; nel caso dei semiautomatici, il caricatore non può contenere più di due cartucce durante l'esercizio dell'attività venatoria e può invece contenere fino a cinque cartucce limitatamente all'esercizio della caccia al cinghiale;
- fucile a due o tre canne (combinato), di cui una o due ad anima liscia ed una o due ad anima rigata delle caratteristiche sopra dette.
Come detto, queste armi sono detenibili in numero illimitato.
L'attività venatoria non è consentita:
- con l'uso del fucile rientrante tra le armi da fuoco semiautomatiche somiglianti ad un'arma da fuoco automatica, di cui alla categoria B7 dell'All. I alla Direttiva CEE 477/1991,
- con l'uso di armi e cartucce a percussione anulare di calibro non superiore a 6 millimetri Flobert. 
 
 
LE ARMI CLASSIFICATE PER USO SPORTIVO
La cosiddetta legge Lo Bello (L. n. 85/1986, come modificata dal D.Lgs. n. 121/2013) ha introdotto nel nostro ordinamento la categoria delle armi comuni da sparo classificate per uso sportivo: sono quelle armi, sia lunghe sia corte, che, per le loro caratteristiche strutturali e meccaniche, si prestano allo specifico impiego nelle attività sportive.
Durante la vigenza del Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo (quindi fino al 31.12.2011) era il Ministero dell’Interno, su conforme parere della Commissione consultiva centrale delle armi, sentite le federazioni sportive interessate affiliate al CONI, ad assegnare tale qualifica a un’arma su richiesta del costruttore o dell’importatore e dunque come tale veniva posta a Catalogo.
All’indomani dell’abolizione del Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo (come sopra detto, abolito dall’art. 14, comma 7, L. n. 183/2011 con vigenza dal 1 gennaio 2012), la qualifica di sportiva ad un’arma viene riconosciuta, a richiesta del fabbricante o dell'importatore, dal Banco Nazionale di Prova, sentite le federazioni sportive interessate affiliate o associate al CONI e di essa viene stilata una specifica scheda (come sancito dall’art. 23, comma 12sexiesdecies, del D.L. n. 95/2012 convertito nella L. n. 135/2012, e dall’art. 2 L. n. 85/1986, come modificato dal D.Lgs. n. 121/2013).
Quando s’intenda acquistare un’arma classificata per uso sportivo (che come tale sarà denunciata, vedere più avanti) è necessario controllare che abbia effettivamente tale qualifica; di solito le case costruttrici o gli importatori specificano nei loro cataloghi o nella pubblicità se un’arma è “sportiva”. Si può sapere esattamente se un’arma comune ha la qualifica di sportiva consultando il sito del Banco Nazionale di Prova https://www.bancoprova.it/index.php/it/classificazione-armi/armi-classificate.html; per quelle prodotte durante la vigenza del Catalogo nazionale, è possibile effettuare la verifica consultando il sito https://www.space.interno.it.
Come detto, le armi comuni da sparo classificate per uso sportivo sono detenibili in numero di sei.
 
 
 
LE ALTRE ARMI COMUNI DA SPARO
Oltre alle armi da caccia e a quelle a cui è stata attribuita la qualifica di sportiva, esiste nell’ambito delle armi comuni da sparo una terza categoria, di carattere residuale e definibile solo in negativo: sono le “altre armi comuni da sparo”, quelle cioè che non sono né da caccia, né sportive, né antiche, artistiche, rare o d’importanza storica.
Appartengono a questa categoria tutte le pistole e i revolver da difesa (che non hanno cioè la qualifica per uso sportivo) unitamente a tutti i fucili che non rientrano nella definizione di armi da caccia (vista in precedenza) o a cui non è stata attribuita la qualifica di arma sportiva.
Tutte le armi ad aria compressa, sia lunghe sia corte, rientrano nelle “altre armi comuni da sparo” eccezione fatta per quelle classificate per uso sportivo o per quelle di potenza inferiore a 7,5 Joule. È chiaro che si tratta di una categoria disomogenea nella quale rientra tutto ciò che non è né “da caccia” né “sportivo”.
Come detto, le “altre armi comuni da sparo” sono detenibili nel numero di tre.
 
 
L'ACQUISTO DELLE ARMI COMUNI DA SPARO
L’acquisizione di un’arma comune da sparo presuppone che l’acquirente sia in possesso di un’autorizzazione rilasciata dall’autorità di pubblica sicurezza (art. 35, comma 5, TULPS)
Le autorizzazioni possono distinguersi in: 
- occasionali (cioè che servono per un solo acquisto, anche se di più armi): è il nulla osta all’acquisto del Questore; 
- permanenti (cioè che servono per più acquisti in funzione della loro validità in termini di durata del titolo): sono le varie licenze di porto d’armi.


IL NULLA OSTA ALL’ACQUISTO DEL QUESTORE
Per acquistare un’arma comune da sparo è dunque necessario possedere un’autorizzazione; chi non è in possesso di un porto d’armi (si veda oltre) dovrà munirsi di un nulla osta all’acquisto del Questore. Per il rilascio di questo titolo (che viene rilasciato dalla Questura di residenza) occorre recarsi, a seconda dei casi, alla Stazione dei Carabinieri, al Commissariato della Polizia di Stato o alla Questura competente per territorio.
    Per ottenere il nulla osta è necessario compilare una apposita domanda (scaricabile dal sito: img.poliziadistato.it/docs/Acquisto_Porto_Trasporto_Armi_Sportive_Collezione.pdf) con marca da bollo, nella quale il richiedente, che deve avere compiuto la maggiore età, non deve essere stato obiettore di coscienza e non deve aver riportato condanne penali per talune fattispecie di reato (artt. 11 e 43 TULPS), specifica obbligatoriamente il motivo dell’acquisto (p. es.: eredità, valore economico, valore affettivo, etc) e vi allega il certificato medico di idoneità psico-fisica (art. 35, commi 6 e 7, TULPS e art. 8, comma 1, L. n. 110/1975). Il nulla osta vale un mese e può essere utilizzato su tutto il territorio nazionale ai fini dell’acquisto dell’arma. Al momento dell’acquisto il venditore ritira dall’acquirente il nulla osta in originale.


LE LICENZE DI PORTO D'ARMI
Mentre il nulla osta all’acquisto del Questore è, come detto, un titolo d’acquisto occasionale (serve per effettuare un solo acquisto, anche se di più armi), le licenze di porto d’armi sono invece dei titoli d’acquisto permanenti, ossia possono essere utilizzate per acquistare armi più volte, fintanto che sono in corso di validità. 
Le licenze di porto d’armi sono di cinque tipi: 
- licenza di porto di bastone animato per difesa personale;
- licenza di porto di arma corta per difesa personale; 
- licenza di porto di arma lunga per difesa personale; 
- licenza di porto di fucile per uso di caccia; 
- licenza di porto di fucile per lo sport del tiro a volo. 


LA LICENZA DI PORTO DI BASTONE ANIMATO PER DIFESA PERSONALE
Questo titolo è rilasciato dal Prefetto (art. 42 TULPS) ed abilita al porto, ai fini della difesa personale, del bastone animato, ossia di un bastone dotato di una lama di lunghezza non inferiore a 65 cm; inoltre, con esso si possono altresì trasportare e acquistare tutte le armi comuni da sparo, sia lunghe sia corte (Circolare del Ministero dell’Interno n. 559/C3159-10100 del 14 febbraio 1998). Trattasi di un titolo caduto in desuetudine, che da tempo non viene più concesso.
 
 
 
LA LICENZA DI PORTO DI ARMA CORTA PER DIFESA PERSONALE
Questo titolo è rilasciato dal Prefetto (art. 42 TULPS). Per ottenerlo è necessario compilare una domanda (scaricabile dal sito: img.poliziadistato.it/docs/Acquisto_Porto_Trasporto_Armi_Sportive_Collezione.pdf) con marca da bollo, nella quale si specificano i motivi per i quali si ha necessità di andare armati; il richiedente deve avere compiuto la maggiore età, non deve essere stato obiettore di coscienza e non deve aver riportato condanne penali per talune fattispecie di reato (artt. 11 e 43 TULPS). Per il rilascio occorre allegare alla domanda: due fotografie, il certificato medico di idoneità psico-fisica e il certificato di abilitazione all’uso e maneggio delle armi rilasciato da una sezione del Tiro a Segno Nazionale (se ci si è congedati dal servizio militare da meno di dieci anni, si potrà produrre tale documento, art. 8, commi 3 e 6, L. n. 110/1975).
Per la licenza di porto di arma corta per difesa personale va pagata una tassa di concessione governativa annuale; il libretto vale cinque anni, ma, come detto, la licenza ogni anno deve essere rinnovata con richiesta nella quale si specificano nuovamente i motivi per i quali si ha necessità di andare armati. Diverso è il caso della licenza rilasciata alla guardie particolari giurate (art. 138 TULPS e artt. 71 e 249 e ss. Reg. TULPS), che è una licenza di porto d’arma per difesa di carattere “professionale”, viene rilasciata dal Prefetto con specifico decreto di nomina dell’interessato a guardia particolare giurata e contestuale rilascio di licenza di porto d’armi; tale licenza ha validità di due anni e per essa si paga (ogni due anni, appunto) una tassa ridotta.
Con la licenza di porto di arma corta per difesa personale è possibile portare con sé fino a tre armi corte per difesa, mentre si possono trasportare e acquistare tutte le armi comuni da sparo, sia lunghe sia corte (Circolare del Ministero dell’Interno n. 559/C3159-10100 del 14 febbraio 1998).
Esistono specifici divieti di porto dell’arma, anche se si è titolaridi  licenza di porto d’armi per difesa personale: nelle riunioni pubbliche, nelle aule di tribunale, nei seggi elettorali, negli stadi, a Carnevale se ciò è espressametne stabilito dall’autorità di P.S. (cfr. art. 4, comma 4, L. n. 110/1975, art. 151 Reg. TULPS, L. n. 361/1957, D.P.R. n. 570/1960).


LA LICENZA DI PORTO DI FUCILE PER DIFESA PERSONALE
E’ previsto dall’art. 61, ultimo comma, Reg. TULPS, come aggiunto dal D.P.R. n. 311/2001, il quale dispone che “Il rilascio del porto di arma lunga per difesa personale è soggetto alle condizioni richieste per il porto di altre armi per il medesimo motivo, compresa la dimostrazione dell’effettivo bisogno di portare l’arma”. Esso è rilasciato dal Questore, alle medesime condizioni previste per il porto di arma corta per difesa personale ed ha la stessa durata di questo. Con la licenza di porto di fucile per difesa personale è possibile portare con sé l’arma lunga per difesa, mentre si possono trasportare e acquistare tutte le armi comuni da sparo, sia lunghe sia corte (Circolare del Ministero dell’Interno n. 559/C3159-10100 del 14 febbraio 1998).
Anche in questo caso, valgono gli specifici divieti di porto dell’arma da difesa in determinati contesti pubblici sopra indicati.
La licenza di porto di fucile per difesa può essere rilasciata anche alle guardie particolari giurate, dunque per motivi professionali, secondo le modalità specificate dal D.M. n. 269/2010, All. D.
 


LA LICENZA DI PORTO DI FUCILE PER USO DI CACCIA
Questo titolo è rilasciato dal Questore (art. 22 L. n. 157/1992). Per ottenerlo è necessario compilare una domanda (scaricabile dal sito: img.poliziadistato.it/docs/Acquisto_Porto_Trasporto_Armi_Sportive_Collezione.pdf) con marca da bollo; il richiedente deve avere compiuto la maggiore età, non deve essere stato obiettore di coscienza, non deve aver riportato condanne penali per talune fattispecie di reato (artt. 11 e 43 TULPS) e deve aver conseguito l’abilitazione all’esercizio venatorio a seguito di superamento di specifico esame dinnanzi la apposita commissione presso il proprio capoluogo di provincia. Per il rilascio occorre allegare alla domanda: due fotografie, il certificato medico di idoneità psico-fisica, il certificato di abilitazione all’uso e maneggio delle armi rilasciato da una sezione del Tiro a Segno Nazionale (se ci si è congedati dal servizio militare da meno di dieci anni, si potrà produrre tale documento, art. 8, commi 3 e 6, L. n. 110/1975) e il certificato di abilitazione all’esercizio venatorio.
La licenza di porto di fucile per uso di caccia ha la durata di sei anni e soggiace all’obbligo del pagamento delle tasse di concessione governativa annuali.
Con la licenza di porto di fucile per uso di caccia è possibile portare le armi da caccia ai fini dell’esercizio dell’attività venatoria (dunque solo durante la stagione venatoria, nei giorni ed orari consentiti per l’esercizio della caccia e nelle aree a ciò destinate), mentre si possono trasportare e acquistare tutte le armi comuni da sparo, sia lunghe sia corte (Circolare del Ministero dell’Interno n. 559/C3159-10100 del 14 febbraio 1998).


LA LICENZA DI PORTO DI FUCILE PER LO SPORT DEL TIRO A VOLO
Questo titolo è rilasciato dal Questore (L. n. 323/1969). Per ottenerlo è necessario compilare una domanda (scaricabile dal sito: img.poliziadistato.it/docs/Acquisto_Porto_Trasporto_Armi_Sportive_Collezione.pdf) con marca da bollo; il richiedente deve avere compiuto la maggiore età, non deve essere stato obiettore di coscienza e non deve aver riportato condanne penali per talune fattispecie di reato (artt. 11 e 43 TULPS). Per il rilascio occorre allegare alla domanda: due fotografie, il certificato medico di idoneità psico-fisica e il certificato di abilitazione all’uso e maneggio delle armi rilasciato da una sezione del Tiro a Segno Nazionale (se ci si è congedati dal servizio militare da meno di dieci anni, si potrà produrre tale documento, art. 8, commi 3 e 6, L. n. 110/1975).
La licenza di porto di fucile per lo sport del tiro a volo ha la durata di sei anni e non soggiace ad alcun obbligo di pagamento di tassa.
Con la licenza di porto di fucile per lo sport del tiro a volo è possibile trasportare le armi utilizzate per il tiro a volo (fucili con canna ad anima liscia) dal proprio domicilio al campo di tiro e viceversa e portarle appunto ai fini dell’esercizio dell’attività sportiva del tiro a volo; con tale titolo si possono inoltre trasportare e acquistare tutte le armi comuni da sparo, sia lunghe sia corte (Circolare del Ministero dell’Interno n. 559/C3159-10100 del 14 febbraio 1998).

 

L’ACQUISTO DI ARMI AD ARIA O A GAS COMPRESSI, SIA LUNGHE SIA CORTE, I CUI PROIETTILI SONO DOTATI DI UN’ENERGIA CINETICA INFERIORE A 7,5 JOULE E DELLE REPLICHE DI ARMI ANTICHE AD AVANCARICA A COLPO SINGOLO DI MODELLI ANTERIORI AL 1890
Ai sensi della L. n. 526/1999 e del D.M. n. 362/2001, queste armi possono essere acquistate da maggiorenni muniti di valido documento di riconoscimento; sono consentiti la loro cessione e il comodato tra privati maggiorenni, purché avvengano con scrittura privata.
 

L'ACQUISTO DELLE MUNIZIONI E DELLE POLVERI
Per l’acquisto delle munizioni e della polvere (utilizzata da chi spara con armi ad avancarica o da chi ricarica domesticamente le cartucce) è necessario che l’acquirente sia in possesso di uno dei medesimi titoli che abilitano all’acquisto delle armi comuni da sparo ossia il nulla osta all’acquisto del Questore oppure una licenza di porto d’armi in corso di validità (art. 55, comma 4, TULPS).
 
 
L'ACQUISTO DI BOSSOLI, INNESCHI, PALLINI
Per questi elementi della cartuccia, che sono di libera vendita, non è necessario alcun titolo per procedere al loro acquisto e non va effettuata denuncia di detenzione.
 
 
LA DENUNCIA DI DETENZIONE DELLE ARMI COMUNI DA SPARO
L’ulteriore formalità che è necessario espletare per detenere legalmente un’arma è la sua denuncia (prevista dall’art. 38 TULPS), un atto mediante il quale il neoproprietario dell’arma stessa notifica all’autorità l’avvenuta acquisizione e il luogo ove l’arma è custodita. 
La denuncia va effettuata entro e non oltre il termine massimo di 72 ore dall’acquisizione dell’arma presso l’autorità territorialmente competente (Carabinieri, Commissariato di P.S. o Questura), mediante consegna all’ufficio del modulo di denuncia di detenzione (modulo scaricabile dal sito: img.poliziadistato.it/docs/armi_comuni-denuncia_detenzione.pdf) in due copie compilate e firmate (al momento della vendita l’armeria rilascerà all’acquirente la dichiarazione di vendita, in caso di cessione tra privati, invece, gli stessi provvederanno a sottoscrivere una scrittura privata di cessione dell’arma).
In caso di variazione del luogo di detenzione, andrà effettuata la comunicazione, con dunque ripetizione della denuncia, nel suddetto termine di 72 ore dallo spostamento, presso l’autorità territorialmente competente (Carabinieri, Commissariato di P.S. o Questura) del luogo ove le armi sono state trasferite (art. 58, comma 3, Reg. TULPS).
In caso di acquisto di nuova arma, nella denuncia di detenzione andranno indicate anche tutte le altre già detenute (art. 58, comma 4, Reg. TULPS).
In caso di cessione di un’arma, entro il termine massimo di 72 dal trasferimento, colui che ha ceduto l’arma deve dare specifica comunicazione, mediante appunto denuncia di cessione, all’autorità territorialmente competente ove aveva a suo tempo denunciato l’arma (art. 58, comma 1, Reg. TULPS).
La formalità della denuncia di detenzione va espletata oltre che per le armi comuni da sparo di cui all’art. 2 della L. n. 110/1975, anche ove si detengano parti essenziali di esse, caricatori cd. “maggiorati”, ossia i caricatori per armi lunghe con capacità superiore a 5 colpi e per armi corte con capacità superiore a 15 colpi, ed armi bianche (art. 38, comma 1, TULPS, come modificato dal D.L. n. 7/2015 convertito nella L. n. 43/2015).
Il D.M. n. 362/2001 all’art. 1 (ma vedasi già la L. n. 526/1999) ha stabilito che le armi ad aria o a gas compressi, i cui proiettili sono dotati di un’energia cinetica inferiore a 7,5 joule e le repliche di armi antiche ad avancarica a colpo singolo di modelli anteriori al 1890 non sono da assimilarsi alle armi comuni da sparo; queste sono detenibili, senza obbligo di denuncia, in numero illimitato (artt. 8 e 15 D.M. n. 362/2001).


 
LA LICENZA DI COLLEZIONE
Chi intende possedere armi comuni da sparo in numero superiore ai limiti (anzidetti) che la legge prevede mediante denuncia (art. 10, comma 6, L. n. 110/1975), deve ottenere il rilascio della licenza di collezione di armi comuni da sparo da parte del Questore (il modulo è scaricabile dal sito: img.poliziadistato.it/docs/Acquisto_Porto_Trasporto_Armi_Sportive_Collezione.pdf, va apposta la marca da bollo). Pertanto, se s’intende possedere più di sei armi comuni classificate per uso sportivo e più di tre “altre armi comuni da sparo”, è necessaria la licenza di collezione (la licenza va chiesta prima di acquistare l’arma che farà superare il limite numerico detenibile senza, appunto, licenza di collezione); essa, di fatto, non serve per le armi da caccia poiché, come detto, queste sono detenibili in numero illimitato. La licenza di collezione per armi comuni da sparo consente la detenzione di un solo esemplare per ogni tipo di arma classificata dal Banco Nazionale di Prova oppure iscritta al Catalogo nazionale. È una licenza permanente (non deve essere rinnovata) e non è soggetta ad alcun tipo di tassa. All’atto della concessione della licenza, l’autorità impone al suo titolare particolari obblighi per la custodia delle armi (antifurto, armadio blindato, etc.). È proibito detenere le munizioni delle armi in collezione (art. 10, comma 9, L. n. 110/1975) così come è fatto divieto di usare le armi medesime poste in collezione (art. 47, comma 2, Reg. TULPS).
Nel caso delle armi antiche, artistiche, rare o d’importanza storica, la normativa prevede una licenza di collezione specifica (D.M. 14 aprile 1982), la quale va chiesta quando si è già superato il numero di otto armi in detenzione (dunque, va chiesta quando si è già acquistata la nona arma). Anche in questo caso la competenza al rilascio è in capo al Questore (il modulo è scaricabile dal sito: img.poliziadistato.it/docs/Acquisto_Porto_Trasporto_Armi_Sportive_Collezione.pdf, va apposta la marca da bollo), che imporrà al titolare particolari prescrizioni di sicurezza sui locali. La durata è permanente, è fatto divieto di detenere il relativo munizionamento così come di usare le armi medesime poste in collezione. Differentemente dalla licenza di collezione di armi comuni da sparo, nel caso della licenza di collezione di armi antiche, artistiche, rare o d’importanza storica non si osserva il limite di un esemplare per ciascun tipo di arma destinato a collezione.
 


LA CUSTODIA IN CASA DELLE ARMI
L’art. 20, comma 1, della L. n. 110/1975 prescrive che “La custodia delle armi […] e degli esplosivi deve essere assicurata con ogni diligenza nell’interesse della sicurezza pubblica”; il successivo art. 20bis, commi 1 e 2, della stessa legge, impone al detentore delle armi l’obbligo di adoperare nella custodia le “cautele necessarie” per impedire che soggetti minorenni oppure anche parzialmente incapaci, tossicodipendenti o imperiti nel maneggio possano giungere ad impossessarsene agevolmente. La normativa, dunque, non pone delle condizioni specifiche rispetto alle modalità di custodia delle armi, ma prescrive l’obbligo della massima diligenza; la giurisprudenza, a tal proposito, è concorde nel ritenere che un’arma custodita nella propria abitazione in una condizione tale che non sia accessibile a coloro che frequentano l’abitazione medesima, a minori o ad altri soggetti incapaci o imperiti, a persone ritenute capaci di abusarne o a malintenzionati, risponde ai requisiti previsti dalla legge (cfr. Cass. Pen. 00/7154, 00/1868, 96/76).
Il su citato primo comma dell’art. 20 della L. n. 110/1975 prescrive altresì che “Chi esercita professionalmente attività in materia di armi o di esplosivi o è autorizzato alla raccolta o alla collezione di armi deve adottare e mantenere efficienti difese antifurto secondo le modalità prescritte dalla autorità di pubblica sicurezza”. La legge distingue dunque i casi peculiari dei titolari di una licenza professionale oppure della licenza di collezione di armi, sui quali non solo incombe l’obbligo generale della diligente custodia, ma anche quello di adottare determinate precauzioni che sarà la stessa autorità di P.S. a stabilire (cfr. Cass. Pen. 92/9621, secondo cui “Il generico dovere di massima diligenza nella custodia delle armi, posto dall’art. 20, comma primo, prima parte, della L. 18 aprile 1975, n. 110, a carico di chiunque detenga legittimamente armi, non va confuso con quello, specifico, di adozione di efficienti difese antifurto, posto dalla seconda parte del medesimo art. 20, comma primo della citata legge a carico soltanto dei soggetti ivi indicati – persone che esercitino professionalmente attività in materia di armi o di esplosivi o che siano autorizzate alla raccolta o collezione di armi-“).
 
 

PARTI ESSENZIALI D'ARMA
Ai sensi dell’art. 19 della L. n. 110/1975, da leggersi in combinato disposto con l’art. 1bis, comma 1, lett. b) del D.Lgs. n. 527/1992, sono parti essenziali di arma comune da sparo le seguenti: bascula, fusto, canna, carrello, carcassa, otturatore, tamburo.  Queste parti essenziali di armi comuni da sparo sono equiparate, per quanto riguarda l'acquisto, la detenzione ed il trasporto, alle armi comuni da sparo medesime, pertanto possono essere acquistate soltanto da chi sia munito di valido titolo (porto d’armi in corso di validità o nulla osta all’acquisto del Questore), di esse va effettuata la denuncia di detenzione entro e non oltre il termine massimo di 72 ore dall’acquisizione (art. 38, comma 1, TULPS) e possono essere movimentate soltanto con valido titolo (porto d’armi in corso di validità o avviso di trasporto al Questore).
 
 
 
GLI OBIETTORI DI COSCIENZA
Coloro che hanno esercitato il diritto di obiezione di coscienza al servizio militare possono acquistare ed usare solo le armi ad aria compressa o gas compresso a modesta capacità offensiva, ossia quelle individuate dall’art. 1 del D.M. n. 362/2001 (art. 2111, comma 6, D.Lgs. n. 66/2010 e Circolare del Ministero dell’Interno nr. n. 557/PAS/10880-12982(5) del 22 novembre 2007).
L'obiettore ammesso al servizio civile, decorsi almeno cinque anni dalla data in cui è stato collocato in congedo, può rinunciare allo status di obiettore di coscienza, presentando apposita dichiarazione irrevocabile presso l'Ufficio nazionale per il servizio civile, riacquistando così i diritti di ogni altro cittadino relativi alle armi comuni da sparo (art. 636 D.Lgs. n. 66/2010 e Circolare del Ministero dell’Interno nr. n. 557/PAS/10880-12982(5) del 22 novembre 2007).
 
 
(Revisone ed aggiornamento a cura dell’Avv. Adele Morelli) 

Sintesi legislativa sulle Armi